Addetti stampa, cittadini e cani da guardia

Meglio sgombrare il campo dagli equivoci, anche perchè le intimidazioni, pur sotto forma di minacce di querela, non mi piacciono e quella ventilata dall’addetto stampa del Comune di Lodi nei confronti di Francesco Cancellato, reo di aver scritto questo articolo, a mio giudizio, lo è. Sono del tutto convinto ci sia più di un motivo per ritenere legittimamente, ed affermare, che le modalità di selezione dell’addetto stampa scelte dal Comune di Lodi pongano, oggettivamente, problemi di trasparenza. In primo luogo per la durata del bando, otto giorni, periodo del tutto insufficiente per garantire un’adeguata pubblicità allo stesso ed, a seguire, per i requisiti di ammissione indicati ed, in particolare, tra questi, il semplice possesso del diploma di Scuola Media Superiore. Chiunque voglia davvero operare una selezione di personale che lo porti a scegliere il meglio tra quanto il “mercato” offre si garantisce , contemporaneamente, una ampia base di scelta e pone criteri di accesso, titolo di studio compreso, adeguati in partenza alla posizione da ricoprire, soprattutto se la selezione si riferisce ad un incarico assolutamente delicato e di responsabilità come quello in questione. L’alta retribuzione corrisposta è, del resto, lì a comprovarlo. In questo caso non è successo: il periodo di otto giorni è stato molto limitato e non adeguato a garantire, a mio giudizio, un’ampia pubblicizzazione, come dimostrato dal basso numero di partecipanti, e, sempre a mio giudizio, è discutibile che per una posizione di questo tipo il titolo di studio richiesto non fosse la laurea. Intendiamoci: io stesso non sono laureato, non credo che il possesso della laurea sia sufficiente di per se a garantire capacità e professionalità ed in giro c’è pieno di gente, giornalisti compresi, che svolge ottimamente il proprio lavoro senza essere laureata. So però che la legge impone alla Pubblica Amministrazione, per quanto riguarda la nomina di Dirigenti con contratto di diritto privato, di rispettare criteri di accesso adeguati alla qualifica da ricoprire. Non è questa la fattispecie, questo è un contratto a progetto, ma è per me evidente che il tipo di incarico avrebbe voluto che, anche da questo punto di vista, ci si attenesse a questa indicazione. Nulla di illegittimo, ovviamente, ma i dubbi sulla mancanza di trasparenza, a mio avviso, sono comprensibili e legittimati dal fatto che l’esito finale del bando abbia visto l’attribuzione dell’incarico a chi già lo svolgeva in precedenza. Detto ciò sono, personalmente, convinto che questa sia solo una parte del problema e che quello vero non stia nei criteri di selezione e nemmeno nel fatto che si sia utilizzata una Società partecipata, ma nella scelta del Comune di Lodi, e di quasi la totalità degli Enti e politicamente in modo del tutto trasversale, di avvalersi di figure di questo tipo, investendo in ciò considerevolissime risorse pubbliche. Il Comune di Lodi, come fatto in precedenza, avrebbe potuto legittimamente seguire la strada di una nomina diretta senza che nessuno potesse eccepire nulla. Se non l’ha fatto questa volta è perchè si  è tentato, da una parte, di dare una parvenza, solo formale e non sostanziale, di trasparenza alla procedura  e dall’altro perchè si vuole attribuire a tale incarico una “oggettività” che nella realtà non ha affatto. Nonostante nel bando si parli di Addetto Stampa del Comune di Lodi è evidente che questa figura con l’Amministrazione intesa in senso ampio, comprendendo quindi l’intero Consiglio Comunale e soprattutto i veri datori di lavoro, cioè i cittadini, ha poco a che fare. Gli addetti stampa, nel Comune di Lodi ed ovunque, svolgono il ruolo di portavoce del Sindaco o del Presidente e della Giunta,veri cani da guardia delle scelte compiute e l’oggetto autentico del loro lavoro non è quello “recitato” nel bando ma quello della creazione e del mantenimento del consenso. In questa logica sono figure del tutto “private”, a servizio cioè di una parte politica, quella al potere, e non della collettività, ma (e qui sta la contraddizione evidente ed il paradosso) pagate con soldi pubblici. E’ una logica frutto di una concezione della politica che ha trasformato gli enti, da erogatori di servizi, in macchine per la creazione del consenso, drenando a tal fine quantità ingenti di risorse, spesso a discapito di quelle destinate ai servizi stessi. Questa vera e propria mutazione genetica ha trasformato profondamente gli Enti e la politica: confrontate la composizione del personale degli Enti locali con quello di qualche anno fa e scoprirete che sono cresciuti, in modo ipertrofico, gli apparati a “servizio” della politica e dei partiti politici ed è, parallelalmente, diminuito il personale destinato all’erogazione concreta dei servizi. La creazione del consenso ha però bisogno di apparati che garantiscano l’assolutà fedeltà; la discrezionalità – garantita dalla normativa – consente, dalla Legge Bassanini in poi, alla politica di costruire organizzazioni fatte a propria immagine e somiglianza, dove a contare sono l’obbedienza e l’assonanza con il potere politico del momento. Se così non fosse, tornando agli Uffici stampa, queste strutture sarebbero comprese nei compiti dell’URP, il personale sarebbe selezionato non con incarico fiduciario ma inserito nell’organizzazione in modo permanente, il loro riferimento non sarebbe il Sindaco o la Giunta ma la cittadinanza che non sarebbe vista con fastidio, come avviene attualmente, ogni qual volta assume posizioni critiche. Ma si sa: compito dei cani da guardia è difendere il territorio, capita che per farlo qualche volta finiscano per mordere il postino e, in ultima analisi, per fare danno anche ai loro padroni

cane gurdia

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