Addetti stampa, cittadini e cani da guardia

Meglio sgombrare il campo dagli equivoci, anche perchè le intimidazioni, pur sotto forma di minacce di querela, non mi piacciono e quella ventilata dall’addetto stampa del Comune di Lodi nei confronti di Francesco Cancellato, reo di aver scritto questo articolo, a mio giudizio, lo è. Sono del tutto convinto ci sia più di un motivo per ritenere legittimamente, ed affermare, che le modalità di selezione dell’addetto stampa scelte dal Comune di Lodi pongano, oggettivamente, problemi di trasparenza. In primo luogo per la durata del bando, otto giorni, periodo del tutto insufficiente per garantire un’adeguata pubblicità allo stesso ed, a seguire, per i requisiti di ammissione indicati ed, in particolare, tra questi, il semplice possesso del diploma di Scuola Media Superiore. Chiunque voglia davvero operare una selezione di personale che lo porti a scegliere il meglio tra quanto il “mercato” offre si garantisce , contemporaneamente, una ampia base di scelta e pone criteri di accesso, titolo di studio compreso, adeguati in partenza alla posizione da ricoprire, soprattutto se la selezione si riferisce ad un incarico assolutamente delicato e di responsabilità come quello in questione. L’alta retribuzione corrisposta è, del resto, lì a comprovarlo. In questo caso non è successo: il periodo di otto giorni è stato molto limitato e non adeguato a garantire, a mio giudizio, un’ampia pubblicizzazione, come dimostrato dal basso numero di partecipanti, e, sempre a mio giudizio, è discutibile che per una posizione di questo tipo il titolo di studio richiesto non fosse la laurea. Intendiamoci: io stesso non sono laureato, non credo che il possesso della laurea sia sufficiente di per se a garantire capacità e professionalità ed in giro c’è pieno di gente, giornalisti compresi, che svolge ottimamente il proprio lavoro senza essere laureata. So però che la legge impone alla Pubblica Amministrazione, per quanto riguarda la nomina di Dirigenti con contratto di diritto privato, di rispettare criteri di accesso adeguati alla qualifica da ricoprire. Non è questa la fattispecie, questo è un contratto a progetto, ma è per me evidente che il tipo di incarico avrebbe voluto che, anche da questo punto di vista, ci si attenesse a questa indicazione. Nulla di illegittimo, ovviamente, ma i dubbi sulla mancanza di trasparenza, a mio avviso, sono comprensibili e legittimati dal fatto che l’esito finale del bando abbia visto l’attribuzione dell’incarico a chi già lo svolgeva in precedenza. Detto ciò sono, personalmente, convinto che questa sia solo una parte del problema e che quello vero non stia nei criteri di selezione e nemmeno nel fatto che si sia utilizzata una Società partecipata, ma nella scelta del Comune di Lodi, e di quasi la totalità degli Enti e politicamente in modo del tutto trasversale, di avvalersi di figure di questo tipo, investendo in ciò considerevolissime risorse pubbliche. Il Comune di Lodi, come fatto in precedenza, avrebbe potuto legittimamente seguire la strada di una nomina diretta senza che nessuno potesse eccepire nulla. Se non l’ha fatto questa volta è perchè si  è tentato, da una parte, di dare una parvenza, solo formale e non sostanziale, di trasparenza alla procedura  e dall’altro perchè si vuole attribuire a tale incarico una “oggettività” che nella realtà non ha affatto. Nonostante nel bando si parli di Addetto Stampa del Comune di Lodi è evidente che questa figura con l’Amministrazione intesa in senso ampio, comprendendo quindi l’intero Consiglio Comunale e soprattutto i veri datori di lavoro, cioè i cittadini, ha poco a che fare. Gli addetti stampa, nel Comune di Lodi ed ovunque, svolgono il ruolo di portavoce del Sindaco o del Presidente e della Giunta,veri cani da guardia delle scelte compiute e l’oggetto autentico del loro lavoro non è quello “recitato” nel bando ma quello della creazione e del mantenimento del consenso. In questa logica sono figure del tutto “private”, a servizio cioè di una parte politica, quella al potere, e non della collettività, ma (e qui sta la contraddizione evidente ed il paradosso) pagate con soldi pubblici. E’ una logica frutto di una concezione della politica che ha trasformato gli enti, da erogatori di servizi, in macchine per la creazione del consenso, drenando a tal fine quantità ingenti di risorse, spesso a discapito di quelle destinate ai servizi stessi. Questa vera e propria mutazione genetica ha trasformato profondamente gli Enti e la politica: confrontate la composizione del personale degli Enti locali con quello di qualche anno fa e scoprirete che sono cresciuti, in modo ipertrofico, gli apparati a “servizio” della politica e dei partiti politici ed è, parallelalmente, diminuito il personale destinato all’erogazione concreta dei servizi. La creazione del consenso ha però bisogno di apparati che garantiscano l’assolutà fedeltà; la discrezionalità – garantita dalla normativa – consente, dalla Legge Bassanini in poi, alla politica di costruire organizzazioni fatte a propria immagine e somiglianza, dove a contare sono l’obbedienza e l’assonanza con il potere politico del momento. Se così non fosse, tornando agli Uffici stampa, queste strutture sarebbero comprese nei compiti dell’URP, il personale sarebbe selezionato non con incarico fiduciario ma inserito nell’organizzazione in modo permanente, il loro riferimento non sarebbe il Sindaco o la Giunta ma la cittadinanza che non sarebbe vista con fastidio, come avviene attualmente, ogni qual volta assume posizioni critiche. Ma si sa: compito dei cani da guardia è difendere il territorio, capita che per farlo qualche volta finiscano per mordere il postino e, in ultima analisi, per fare danno anche ai loro padroni

cane gurdia

Promesse da marinai (o da campagna elettorale) ovvero: passata la festa, gabbato lu santu

Sul Bilancio del Comune di Lodi ci sono problemi di merito e di metodo. Dei primi, in questo blog, qualcosa si è già detto ed altri, a livello cittadino, si sono espressi con dubbi e considerazioni non peregrine.  A chi, anche a sinistra, parla di “miglior bilancio possibile”, ed in alcuni casi a farlo sono cari amici ed amiche, basterebbe ricordare che solo ieri, a Milano, la maggioranza di centrosinistra ha chiesto di portare il limite di esenzione per l’aliquota IRPEF da 15.000 (soglia prevista anche a Lodi e “venduta” come scelta estrema di equità sociale) a 21.000,00 €. a dimostrazione che, a Milano ed altrove, i margini, seppur risicati, ci sono e che il problema, oltre che nei vincoli imposti dal patto di stabilità, sta nelle scelte che si fanno e nei punti di vista che si adottano. Val la pena di ricordare che, nel nostro paese, chi ha un reddito tra i 15 ed i 20.000,00 euro è poco al di sopra della soglia di povertà calcolata dall’ISTAT e che forse bisognerebbe, aggiornando la propria analisi sociale, non ignorare i devastanti fenomeni di impoverimento di quello che una volta era il ceto medio. In tema di scelte si può, ad esempio, decidere se ridurre i cospicui e scandalosi stipendi di alcuni dirigenti, parliamo di cifre che nel 2012 in alcuni casi arrivavano ad oltre  145.000,00 euro l’anno, o ridurre il fondo incentivante la produttività del resto dei dipendenti che mediamente ha salari che, oltre ad essere bloccati da anni, si aggirano intorno ai 1.200,00 euro al mese. Oppure si può scegliere, in fase di contrattazione con i costruttori privati, di tentare di imporre alcuni oneri a carico dei costruttori, come nel caso della Piazza dell’Albarola o delle barriere antirumore in previsione a S. Bernardo, od addossarne la realizzazione alla collettività. Od ancora si può scegliere se continuare a erogare annualmente oltre 500.000,00 euro di contributi alle scuole parificate (private e confessionali). Scelte legittime, ma scelte, e qui entriamo nel problema di metodo, che dovrebbero però essere assunte in altro modo. Magari attraverso processi decisionali partecipativi e confrontandosi sulle priorità con i cittadini. Attenzione a dirlo non è lo scassamarroni, ingenuo e balengo Cyrano, a dirlo erano non più tardi di qualche mese fa, al tempo delle primarie del centrosinistra e poi delle elezioni comunali, le forze politiche del Centro-sinistra (ma anche, per la verità, del centrodestra). Tutti a parlare di partecipazione, coinvolgimento nelle scelte, bilanci partecipati. Dove sono finiti? Chi se lo ricorda “Insieme si può”? Dove? Quando? Come? Per chiudere questo post e per rinfrescare la memoria ai nostri amministratori, alcuni marinai di lunghissimo corso ed altri giovani mozzi ingenuamente e caparbiamente speranzosi, mi limito a riportare, a proposito di partecipazione, alcuni stralci dei programmi.

Dal programma del Sindaco Uggetti e della coalizione che l’ha sostenuto:

“…Vogliamo fare tutto questo con una politica amministratva caratterizzata da trasparenza, diminuzione dei costi della politica e rigorosa attenzione alle spese del Comune, affermando i principi del merito e della competenza nella nomina dei rappresentanti del Comune in società ed enti. Soprattutto, vogliamo sviluppare un modello di partecipazione, per consentire a tutti di conoscere, verifcare, ma anche assumere un ruolo attivo e corresponsabile…” “…Amministrare insieme” non significa solo dare vita ad una maggioranza unita e che condivide gli obiettivi ed il modo in cui realizzarli; significa soprattutto coinvolgere concretamente la cittadinanza, con l’ascolto quotidiano di chiunque voglia mettere a disposizione competenze, portare sensibilità diverse ed avanzare proposte…” “… creare ambiti di bilancio partecipativo, vale a dire chiamare i cittadini non solo a partecipare direttamente alla progettazione di un intervento strategico per la città, ma anche ad indirizzare altre scelte amministratve a partire da quelle di bilancio…”

Giudicate un po’ voi quanta distanza ci sia tra il dire e il fare

La suprema ipocrisia: fine vita, mai

La morte è uno stato di perfezione, il solo alla portata di un mortale.
Emile Cioran

Dopo Monicelli, Lizzani. Ed in mezzo, probabilmente, sicuramente, centinaia, forse migliaia di persone non così note. La rimozione, l’ipocrisia, ricordano la situazione che l’Italia viveva prima del Referendum sull’aborto. Le donne abortivano, talvolta rischiando la vita, spesso nelle mani di individui senza scrupoli ma il paese, la politica, la religione, facevano finta di non vedere, riducendo un problema sociale a tanti drammi individuali. Accade ancora così, oggi in Italia, di fronte al problema del fine vita. Qualcuno si assume la responsabilità di un gesto esplicito e, come tale, di denuncia, qualcuno se ne va all’estero in cerca di una dignità che qui viene negata, molti, forse moltissimi, sono aiutati in silenzio ad andarsene. Ad aiutarli sono talvolta i famigliari, altre volte medici, infermieri. Una ribellione silente e pietosa di fronte alla burocratica condanna a vivere al di là della propria volontà e a corpi svuotati di ogni pulsione vitale. Un’espropriazione ed insieme una rimozione collettiva. Quella che ci fa collettivamente negare il problema, figlia malata di un tempo e di una latitudine che consentono di prolungare innaturalmente le nostre esistenze, condannati a sopravviverci da tecnologie e farmacologia raffinatissime. Si vive più a lungo, racchiusi in un insensato delirio di onnipotenza, e non si vive meglio. Si vive, e si è costretti a vivere, declinando la sofferenza ad inevitabilità, delegando a religiosi, giudici, medici, estranei la volontà dei singoli. Una rimozione, quella della morte, che raggiunge livelli di inciviltà rari, basti guardare le camere mortuarie degli ospedali: inospitali, talvolta indecorose, quasi che il commiato dovesse essere reso frettoloso, burocratico, una formalità da adempiere velocemente. E’ così anche qui, nel Lodigiano: Lodi, S. Angelo, Casale, Codogno, uno scandalo di incuria e trascuratezza. In un paese in cui si parla, e straparla, di tutto,  questo argomento rimane tabù.  Riprendiamoci le parole, il diritto di pronunciarle, eutanasia, suicidio assistito, e di discuterne e, così facendo, riappropriamoci del diritto a vivere anche decidendo di non continuare a farlo

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Bilancio Comunale: i conti non (mi) tornano

Forse c’è qualcosa che non capisco, il che può anche essere ma dire che sono perplesso forse non è sufficiente. Non più tardi di una settimana fa il Comune di Lodi annunciava una manovra di Bilancio estremamente severa: aumento delle aliquote IRPEF e di altre imposte, tagli di bilancio trasversali e lineari, aumento delle tariffe a carico degli utenti e chi più ne ha, più ne metta. Annuncio giustificato con le pesanti condizioni finanziarie degli Enti locali ma che, pur trascurando il non secondario dettaglio che molti dei provvedimenti che “strangolano” i Comuni sono frutto di scelte politiche condivise anche dalle stesse forze che governano localmente,  qualche stridore e stupore lo provoca.  Lodi è governata da una Giunta con ben quattro membri, Sindaco compreso, che facevano parte di quella precedente e che, politicamente, si può dire in tale continuità con quella da inglobare nel giudizio anche l’opposizione (capeggiata, come si sa, dall’ex Vice-sindaco). Com’è che improvvisamente ci si accorge che la situazione di bilancio è così drammatica da invocare “lacrime e sangue” ? Perchè, va detto, se cosi è – e una situazione di bilancio pesante come quella delineata non è cosa di oggi – giusto per fare qualche esempio, non si capisce come e perchè si siano potuti fare investimenti come quello relativo al “Bar del Paesaggio” realizzato dall’Archistar di turno o perchè, ad esempio, nell’arredare la nuova biblioteca si siano scelti mobili di design realizzati su misura (per volere di un’altra Archistar di turno) od ancora perchè e come, senza battere ciglio, si continuino a foraggiare baracconi ed investimenti sbagliati come Lodi Progress e la Fiera di Lodi o non si faccia una seria riflessione su un parcheggio per disoccupati, che costa qualche centinaio di migliaia di euro ogni anno, qual’è è diventato il C.F.P di Lodi. Lo stridore però aumenta se, oltre a confrontarsi con il passato, ci si misura con il futuro. E’ di pochi giorni fa la scelta del partner privato per il completamento del Polo Universitario di Lodi. Un’opera importante e necessaria per la città, si dice nei comunicati ufficiali. Peccato che ciò che già esiste sia, fino ad ora, rimasto completamente avulso dal tessuto cittadino e provinciale, che l’esistenza di alcune strutture non sia stata capace di invertire il declino del comparto agro-alimentare nel lodigiano, che tali strutture, avviando il circolo virtuoso che si paventava, non abbiano contribuito a salvare tasselli fondamentali del comparto quali il Consorzio Agrario o la Polenghi Lombardo. Forse, allora, uscendo dalla retorica e dalle affermazioni trionfalistiche sarebbe ora di farli davvero i conti, in termini di costi e benefici, e di farli anche a partire da una situazione economica, e qui torno a bomba, difficilissima per gli enti coinvolti. Per realizzare quanto ancora deve essere compiuto Comune e Provincia devono infatti trovare ben 9 milioni di euro. Dove li trovano un Comune che è costretto a spremere i suoi cittadini ed un’Ente, la Provincia, che a Giugno potrebbe chiudere i battenti  e che, già ora, si trova costretto a fare sacrosanti risparmi sulle bollette? Se non ci sono soldi in cassa, al punto che si devono chiedere ulteriori sacrifici, perchè, e sulla base di cosa, si pensa possano esserci domani e, soprattutto, dove si troveranno queste ingenti risorse?debito-pubblico-sovereign

Politicamente scorretto. Un impulso irresistibile

Saranno state le elezioni, quelle nazionali con tutto ciò che ne è conseguito. Saranno le primarie, locali, del centro-sinistra, fatto sta che ho provato l’impulso irresistibile, politicamente scorrettissimo e umanamente liberatorio, di ascoltare lo scandaloso Giorgio Gaber, profetico, anarchico, ancora adesso disturbante per tutti i poteri più o meno costituiti (compreso quello dei più buoni)

Lodi, elezioni primarie: dai giaguari da smacchiare ai gattopardi

Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi.

Giuseppe Tomasi di LampedusaIl gattopardo, 1958

E pensare che c’è chi dice che in questo paese non cambia nulla… In realtà è pieno di gente in perenne trasformazione, che muta opinione di continuo. Si potrebbe parlare di quanto succede a livello nazionale dove tutte le forze politiche, dopo aver approvato per un anno qualunque cosa e sostenuto il Governo Monti, ne prendono adesso le distanze o si accorgono improvvisamente, dopo aver arraffato a a destra ed a manca, che la “politica” costa troppo e che il “finanziamento pubblico” va (a parole) abolito. Ma restiamo, invece, a livello locale e  prendiamo le elezioni che si terranno, a Maggio, per la scelta del nuovo sindaco ed, in particolare, le primarie del centro-sinistra (con trattino ma anche senza). Tutto un riposizionarsi, mutare opinione, ravvedersi, giurare che in futuro si faranno cose diverse senza sentirsi in dovere di spiegare cosa gli abbia impedito di farlo prima. Partiamo dal Sindaco che dopo aver affermato che avrebbe portato a termine il suo mandato ha pensato bene di candidarsi e farsi eleggere (auguri Lorenzo, sono contento per te) in Parlamento, poi ci sono tre Assessori che, pur essendo stati parte della stessa esperienza, decidono che ognuno può rappresentarla in modo differente dall’altro e persino un Assessore, Giuliana Cominetti, che decide che quell’esperienza può essere “proseguita” candidandosi magari con il centro-destra (con trattino ma anche senza). Tutto ciò senza che, sulle scelte fatte precedentemente dalla Giunta, ci fosse mai stato un sussurro, un dissenso, un legittimo confronto dialettico. E’ come se l’opzione di Guerini avesse dato il “rompete le righe” e le contraddizioni, o per essere più precisi, le ambizioni fossero esplose. La cosa buffa è che poi tutti i candidati ex-Assessori rivendicano, anche radicalmente, la necessità di cambiare e dicono, più o meno, le stesse cose: trasparenza, fermare il consumo di territorio, innovazione, ecc. Vien da domandarsi perchè non abbiano detto nulla quando negli Enti si rieleggevano per l’ennesima volta i vari Redondi, Lottaroli o Benelli, come possano conciliare la riduzione del consumo di suolo e la salvaguardia del territorio con la previsione, approvata e sostenuta anche da loro, di sacrificare 395.000 mq. di territorio per il Business Park o con il PGT che hanno votato senza battere ciglio od ancora con la distruzione di “Villa Bianchi”, perchè la trasparenza la scoprano adesso e molte altre cose ancora. La realtà è che le primarie, in generale ma queste di Lodi in particolare per numero dei candidati, lungi dall’essere un modo per scegliere il migliore dei candidati possibili per vincere poi alle amministrative, assomigliano sempre di più ad una Fiera delle vanità, dove non si confrontano opzioni politiche diverse ma ambizioni diverse e dove a contare non è la sostanza ma l’immagine. Una specie di arena virtuale in cui si può essere uno e trino: governo, ma anche opposizione, classe politica ma anche società civile e in cui il confronto, dato che non avviene sulle cose, assume toni ultra-populistici ( Grillo in confronto ad alcuni candidati nostrani è un dilettante allo sbaraglio, leggetevi ad esempio il programma dell’ex Assessore alla Cultura). Certamente non voglio sostenere con questo che tutti i candidati siano uguali, esistono differenze significative  sia per qualità umane che per capacità amministrative messe in mostra, stimo Silvana Cesani ed apprezzo il suo lavoro e ritengo che Simone Uggetti abbia buone capacità amministrative. Ma a sconcertare è la balcanizzazione che le primarie stanno mostrando e l’assoluta rimozione del passato: come se questa città non scontasse ancora adesso scelte fortemente condizionate dall’allora imperante Banca Popolare, come se il fatto che abbiamo un Museo chiuso da vent’anni non portasse responsabilità precise, come se il buco di 800.000 euro del Consorzio di Formazione Professionale non fosse cosa che riguarda il Comune così come la progressiva trasformazione dell’Astem in una “Bad Company” che viene usata dalla giunta come un Bancomat, come se il ” fare diversamente ” non comportasse una profonda rivisitazione delle scelte compiute. Un bel colpo di spugna e via,  tutti lanciati verso sorti magnifiche e progressive quasi che le primarie si dovessero tenere non aLodi ma a Collegno, patria di noti smemorati.

Devo però dire che gli ex-Assessori mi hanno convinto, è ora di cambiare: per questo , facendomi un pò di violenza, alle primarie ci andrò, non voterò nessuno degli ex-Ammministratori ma sosterrò la candidatura, assolutamente civica e nata all’interno di una vera necessità di discontinuità, di Michela Sfondrini. Michela il suo dissenso e la sua voce, quando è stato necessario, non ha mai avuto paura di farli sentire e di cambiamento e rinnovamento può parlare a pieno titolo

Chi volesse saperne di più sulla cadidatura di Michela può andare qui:

 http://www.facebook.com/meglio.michela

 http://www.facebook.com/MichelaSfondrini.Megliomichela?fref=ts

L’odore delle armi

Gli uomini sono sempre sinceri. Cambiano sincerità, ecco tutto. (Thomas Bernard)

“Il Cittadino” di qualche giorno fa, a seguito dell’annuncio del Sindaco Guerini di candidarsi alle elezioni, ha pubblicato una lettera che mi sembra utile pubblicare qui sotto. La lettera, a prescindere dalla forma e dalla sintassi alquanto aggrovigliate e zoppicanti, esprime compiacimento per la candidatura e rivolge una serie di apprezzamenti all’operato del nostro, ormai ex, Sindaco. Tutto legittimo e nulla di strano, se non fosse che la lettera è firmata dal Sig. Francesco Staltari. Prima di ricordare chi è Francesco Staltari e spiegare perchè la trovo certo dovuta ma quantomeno di singolare contenuto vi invito a leggerla:

In riferimento al dibattito ormai aperto in città, relativamente alla candidatura di Lorenzo Guerini al Parlamento ed al relativo commissariamento, ritengo doveroso intervenire sulla questione. 
In questi 8 anni di presenza in consiglio comunale ho avuto modo di apprezzare l’operato della giunta Guerini in particolare nei momenti di difficoltà con la presenza assidua proprio del nostro sindaco che con autorevolezza ha gestito le proprie linee di mandato.
Ritengo che lo stesso non avrebbe essere potuto portato a termine dalla compagine di centro destra della quale ho pur fatto parte. Più volte frammentata, poco propositiva e spesso vittima di lotte interne che, secondo il mio parere, non hanno apportato valore aggiunto alle scelte seppur faticose e pesanti in gravi momenti di crisi economica e sociale.
È in questo che leggo la crescita di Guerini che ritengo uomo serio e pronto per un incarico importante quale quello di parlamentare in grado sicuramente di tradurre le istanze del nostro territorio in un livello più alto.
Il commissariamento poi non credo debba preoccupare i cittadini di Lodi in quanto si tratta di un breve passaggio che ci porterà ad una campagna elettorale in cui si misureranno i valori delle forze in campo e spero di vedere, da parte del nostro centro destra, dei temi che non siano centrati solo ed esclusivamente sulla «questione Guerini» altrimenti oltre che essere «alla frutta» sarebbe troppo riduttivo anche da un punto di vista intellettuale.
Per questi motivi ho ritenuto effettuare delle scelte precise che mi porteranno ad una candidatura in parlamento con delle chiare linee programmatiche. Francesco Staltari

Di primo acchito, una volta che con qualche fatica si è compreso il contenuto, verrebbe da ritenerlo un gesto tutto sommato nobile: quello di un consigliere comunale che rende l’onore delle armi all’avversario riconoscendone il valore politico. Il problema è che il Sig. Staltari, che non ho la ventura di conoscere personalmente, ha, a mio avviso, concreti motivi per spendere parole di stima e gratitudine nei confronti dell’operato del nostro ex-Sindaco e dalla sua Giunta. Giova ricordare chi è Francesco Staltari che, oltre ad essere Consigliere Comunale eletto nelle file del PDL (2° tra gli eletti) da cui poi è uscito per aderire ai “Popolari per l’Italia di Domani”, è anche uno dei titolari della “T.C. Costruzioni”, la ditta a cui è stata affidata la ristrutturazione dell’ex-distributore di V.le Dalmazia, quello che doveva essere ristrutturato e poi è stato abbattuto con un improvviso, quanto opinabile, cambiamento di orizzonte. Di quella poco chiara vicenda, che ha visto l’accertamento di abusi edilizi compiuti durante i lavori (sanati poi con la ridicola ammenda di €. 2.431,60) e che ci lascerà in dote un eco-mostriciattolo, se ne è parlato diffusamente in Città e sul blog e vi invito, per rinfrescarvi la memoria o farvene un’idea, a leggervi alcuni dei post pubblicati: 1 – 2 – 3ma soprattutto per avere più informazioni su chi è il Sig. Staltari, 4 (Ex distributore: coincidenze ed assonanze). Ma l’ex-distributore non è l’unico motivo di riconoscenza che Staltari e la sua impresa hanno nei confronti dell’operato dell’Amministrazione Comunale. Mi risulta con certezza, infatti, che all’impresa del Consigliere d’opposizione Staltari siano stati affidati, senza bando d’appalto, lavori “sotto soglia” da eseguire per conto dell’Amministrazione Comunale. I lavori “sotto soglia”, per intenderci,  sono quelli che hanno un importo inferiore ai 100.000 euro e che, a scelta dell’Aministrazione  e per particolari motivi, possono essere affidati seguendo una procedura semplificata rispetto alle normali forniture. Nella sostanza l’Amministrazione si sceglie direttamente il fornitore. E’ quanto meno irrituale, discutibile sul piano politico, su quello del dovere di assicurare parità di trattamento a tutti gli operatori economici e della trasparenza amministrativa che la scelta sia ricaduta proprio sull’impresa di un consigliere comunale. Un caso eclatante di quei conflitti di interessi così diffusi nel nostro paese e che, evidentemente, non risparmiano l’Amministrazione Comunale di Lodi. Ed un elemento per comprendere meglio la “strana” lettera del Consigliere Staltari.